MusicAntica 2024
Amor scortese
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Articolata riflessione sulle pene d’amore che dal Medioevo attraversa i secoli arrivando agli anni Novanta del Novecento: dai trovatori ai Depeche Mode, passando dai Velvet Underground e De André.
Programma
Voglio di vita uscir Benedetto Ferrari (1597-1681) Musiche varie a voce sola, 1637 Chiudete gli orecchi Stefano Landi (1587-1639) Il secondo libro di arie musicali, 1627 Guerra ni plaitz no so bon Raimbaut de Vaqueiras (1165-1207) Milano, Bibl. Ambr. canzoniere R71 Dulcis amor anonimo sec. XII Cambridge, MS Gg 5.35 Sì dolce’l tormento Claudio Monteverdi (1567- 1643) Quarto Scherzo delle ariose vaghezze, Alessandro Vincenti, Venezia, 1624 O dulcissime amator, o dulcissime amplexator Hildegard von Bingen (1098-1189) Dendermonde, St.-Pieters&Paulusabdij, Cod. 9) Venus in furs Velvet Underground, 1967 Es seusst von orient Oswald von Wolkenstein (1377- 1445) Handschrift B Innsbruck, Un.Bibl, (A-Iu) S’i ti son stato Francesco Landini (c.1325- 1397) I- Fn Pan26, fol. 8) Con dolce brama Magister Piero (c. 1300- c. 1350) I-Fn MS Panciatichiano 26 La ballata dell’amore cieco Fabrizio De André, 1966 Master and Servant Depeche Mode, 1984
Elisabetta de Mircovich voce, symphonia, viella, violoncello barocco Matteo Zenatti voce, arpa salterio, arpa rinascimentale
Presentazione
La sofferenza d’amore, che incatena gli innamorati in una prigione più o meno dorata, è stata, è e sarà molto probabilmente rappresentata, cantata e dipinta nell’arte di ogni tempo. In questo vagabondaggio musicale e temporale partiremo dal Dodicesimo secolo, epoca in cui nasce la teorizzazione del cosiddetto amor cortese, o meglio, il fin’amor. Andrea Cappellano, nella sua opera filosofico-didattica De amore, ne definisce i principi basilari che ispireranno le coeve liriche dei trovatori in lingua d’oc, come quelle dei successivi minnesänger tedeschi. La libertà e la spregiudicatezza del sentimento a volte sono descritte con straordinaria intensità, fuori dagli schemi della docile dedizione all’amata, come nella canso di Raimbaut de Vaqueiras, dove l’uomo si sottomette all’amata quasi odiando se stesso per essere completamente dedito a lei. La sofferenza amorosa, però, non è solo causata dalla condizione di schiavitù, ma anche dalla lontananza o dal distacco degli amanti: il cosiddetto "amor de lonh", ossia il desiderio non appagato, la nostalgia di gioie mai gustate, viene cantato spesso nella lirica dei trovatori, mentre nello stesso secolo anche la badessa renana Hildegard von Bingen, nella sua Simphonia virginum, canta di Cristo come di un amante lontano. E ancora, il tipico genere della "canso de alba", in cui due amanti clandestini si svegliano troppo tardi e devono lasciarsi frettolosamente per paura di essere scoperti e disonorati, continua fino al Quattrocento nella sconcertante Es seusst di Oswald von Wolkenstein in un crescendo di trasporto erotico e di tensione melodica. Amor cortese e ‘scortese’ convivono fin dagli esordi: lamentele, invettive e doppi sensi emergono nei testi di canzoni di ogni tempo, dai Carmina Burana all’Ars Nova italiana, alle arie di Cinque e Seicento: ovunque amanti abbandonati, afflitti per un amore non corrisposto, donne sedotte con l’inganno o altre che rivendicano la propria indipendenza amorosa. Il programma si spinge quasi fino ai giorni nostri, con una breve incursione nel repertorio di un moderno trovatore, il nostro Fabrizio De André, e nella new wave inglese, con tre brani decisamente scortesi; sebbene si tratti di supremo vassallaggio amoroso, non è altro che la teorizzazione di Andrea Cappellano portata all’estremo: servitium amoris, ossia il comandamento per cui l’amante deve porsi al completo servizio della figura femminile, intesa come una creatura superiore e irraggiungibile.